venerdì 10 giugno 2011

Come diventare il mio cane.

Vi piacciono i cani? A me si. In caso contrario: potete anche chiudere il post perchè in my honest opinion la persona a cui non piacciono i cani non è una bella persona. E prefeirei che i lettori che ho siano esigui ma buoni, non come dice certa gente "la qualità si vede dai numeri". Il motivo è intuibile.
Parlavo dei cani perchè oggi mi sono trovato a osservare come agiscono e ho cercato di tradurre azioni e movimenti in pensieri. Ho teorizzato che, come le persone fanno determinati gesti, scatti e quant'altro in base a quello che pensano, allora anche i cani potrebbero farlo, quindi per capirne i pensieri basta agire inversamente - mi sono sentito abbastanza pollo a dire la verità: l'ho capito solo ora? -. I cani reagiscono a comandi. Comuni esempi: Seduto; Terra; Pappa (mangiare o cibo, che dir si voglia); Vieni; No; Fermo; Basta. Tutti comandi a cui conseguono le corrispondenti azioni. Ma se io, quando il mio cane ha compiuto qualcosa che io avrei voluto non facesse, gli avessi ripetuto sempre "Merda-Merda-Merda" e l'avessi fermato, lui avrebbe associato che "Merda" equivale al fermarsi (se mai avrò un altro cane, farò così. Dovrebbe essere divertente. Magari gli insegno che quando dico "Venerami" lui deve venire da me per le carezze). Pensando questo ho realizzato che, sempre su supposizione, il cane non capisce che "Pluto" è il suo nome ma solo che quello è il segnale che deve girarsi, perchè devi dirgli lui che deve fare, qual'è il suo ruolo*. Perchè fa questo chi ha un padrone: fa quello che il padrone gli dice di fare. Il padrone decide. E' legge di natura. Basta pensare che nel 100% dei casi in cui chiami il tuo cane lui gira la testa, sempre. Perchè quello è il suo comando di girarsi, e lo farà sempre. E' il suono che richiama la sua attenzione da parte tua. Poi gli dici che cosa tu vuoi che faccia (e magari lui lo interpreta come ruolo, come compito da svolgere), magari gli chiedi di venirti vicino, e invece lui gira la testa e va a stendersi. Se avete un cane vi sarà successo infinite volte che l'abbiate chiamato e si è girato, ma altrettanto sicuramente avrete visto qualche volta il cane non obbedire. Dunque la mia teoria è che loro non hanno il concetto di "nome", loro non sanno che il loro nome è "Pluto", loro sanno che "Pluto" è l'avviso che voi usate per richiamare la sua attenzione per dargli nuovo comando. Quindi immaginate che ogni volta che voi chiamate il vosto cane, lui potrebbe pensare che voi non lo state cercando per vedere dove sta o - boh - quello che vi viene in mente, ma perchè deve fare qualcosa per voi. Magari quello che per noi è un nome stupendo perchè è il nome del nostro cane, per lui è un clamoroso "che palle". Secondo me è una brutta cosa. E succede anche con i gatti.
Caso ha voluto che tornando a casa ho visto un cane camminare solo nel vialetto di casa, mi ha seguito per i primi metri e poi si è fermato. Ho pensato: "poveretto chissà qual è la sua storia" e ho cercato di immaginare come loro potessero vivere la cosa. Ecco la teoria dell'abbandono. Quando qualcuno trova un cane abbandonato ci sono 2 possibilità: o si fa prendere o no. Il primo caso magari significa che a lui non interessa con chi sta, l'importante è che sia con qualcuno che gli da tutto. Il secondo caso potrebbe significare che lui non va con nessuno perchè è uno "stronzo" (aggettivo al quale date erroneamente un significato sbagliato, riferito agli uomini: significa "adulto". Adulto è chi può cavarsela da solo) e non se ne frega di nessuno. Oppure potrebbe essere un fatto di intelligenza/astuzia: il cane che non va con l'uomo è stupido perchè magari ha paura e resta senza tutto quello che l'uomo può offrire, facilitandogli sicuramente l'esistenza; quello che invece con l'uomo ci va, perchè, avendo già provato la differenza di vita, capisce che è convienente, è quindi più intelligente/astuto. Oppure boh, magari è il contrario..di tutto.

*Perchè potrebbe anche essere che, di natura, il capobranco è il capo e decide per tutti, quello che fa lui lo fanno tutti, e magari hanno dei ruoli ben precisi. Quindi lui potrebbe pensare che se tu gli dici di stare seduto, lui sta svolgendo un compito. Non so a voi, ma a me sembrano teorie interessanti, anche se, nel caso fossero corrette, saranno già state scoperte. Anche perchè è scentifico: i cani non pensano.

Kura

giovedì 2 giugno 2011

Uno poi dice: "perchè?".

Parte II

L'amore esiste, assolutamente. Quello che comunemente chiamiamo  amore, però (ne abbiamo già parlato), è una sensazione di possesso della persona che amiamo, la quale non deve avere necessità altra fuorché noi, non deve (in barba ad ogni istinto primordiale) desiderare fisicamente alcuna altra persona (se no non ci ama, perchè se ci amasse non la desidererebbe: questo è il punto) e non deve avere alcun altro pensiero che venga prima di noi in un'ipotetica classifica delle cose importanti della nostra vita, classifica che da single mai ci facciamo nè ci faremmo e che invece da findanzati appare come d'incanto già stilata e redatta e al primo posto c'è sempre lei/lui e poi dopo tutto il resto, e non c'è bisogno di dire cosa o chi ci sia al secondo, terzo o quarto posto, perchè, anche se è la classifica delle cose importanti della nostra vita, assume valore agli occhi di chi amiamo solo per la prima posizione, mentre le altre posizioni assumono specifico valore in base a se consistano in persone o cose e, nel caso in cui consistano in persone, a seconda del sesso di queste, con valori prossimi allo 0 in caso di stesso sesso del proprietario della classifica e, in caso di sesso opposto, tanto più prossimi al 100 quanto più è alto l'indice di bellezza oggettiva dell'elemento considerato.
In questa situazione, stare con una persona dev'essere la cosa più importante della vita di entrambi. Se uno dei due venisse meno a questo patto implicito sigillato a voce con le parole ti e amo, ecco la falla, ecco la colpa, ecco il: "allora è proprio una nullità" e "non era così quando stava con me" o "avevi detto che mi amavi" e "avevi detto che saremmo stati insieme" o "stavamo anche progettando una vacanza insieme" o "una vita insieme" o "una macchina insieme" o "una festa insieme" o "una gita insieme", insomma il: "è proprio uno stronzo". E invece NO! Stop a questa campagna di sensibilizzazione contro quelli che lasciano.
Chi soffre per l'abbandono da parte di una persona è geloso della sua sofferenza. Guai a dirgli che è una sofferenza (che è normale, umana, doverosa, ma anche) superabile. Guai. Lei/lui risponderebbe che - indovina - tu non capisci, perchè non ci sei dentro e non sai cosa si prova. Se poi gli rispondi che invece capisci, sia perchè è una cosa che si capisce in generale, sia perchè ci sei passato anche tu, inizia una gara a chi dei due ha avuto più motivi per starci così male e ovviamente tu che - glielo dici - non ci sei stato così male, ne avrai avuti meno, per (sua) logica, mentre se invece - per il suo bene o anche solo per il gusto di farlo smettere di lamentarsi - gli esponi punto per punto tutti i tuoi eventuali motivi per starci malissimo, seguito dalla dovuta precisazione che, comunque, non ci sei stato malissimo, allora ecco il jolly che - vi assicuro - userebbero tutti coloro con cui si instaura una conversazione del genere e cioè: "allora tu non ne eri innamorato abbastanza", perchè per loro è così: se sei stato innamorato, devi piangerti addosso quando finisce. Non ha importanza quanto sia stato bello fino a quel giorno e quanto saranno egualmente belli i giorni futuri prossimi e remoti, ma ne ha solo il fatto che tu - ora - sei stato lasciato, tu e solo tu, gli altri no, quindi hai il diritto esclusivo di piangerti addosso comprensibilmente e chiunque voglia farti credere che non ce l'hai, che ti stai piangendo addosso incomprensibilmente e che devi smettere, perchè hai tutti i mezzi per smettere, perchè è un dolore (umano, comprensibile, ma) superabile, è uno che non capisce. Ma - vorrei dirgli - la persona che ti ha lasciato non era in tuo possesso e quindi non gli è attribuibile alcuna colpa. E poi il suo non esserci più non ti toglie nulla in concreto, magari ti toglie qualcosa di astratto, nel senso che la sua presenza che c'era fino a questo istante da ora in poi non c'è più ed è questo che - astrattamente - ti toglierebbe. O magari ti toglie qualcosa di probabile, nel senso che in futuro ti avrebbe potuto dare tante cose che da oggi in poi, non essendoci, sarai certo che non ti darà. Ma di concreto l'assenza di una persona non può togliere nulla e, superato il primo dolore istintivo e automatico che si prova, si può tornare a stare bene. L'unica cosa che frena questo tornare a stare bene è la volontà di tornare a stare bene senza questa persona. In altre parole: la volontà di stare male. E visto che la volontà di qualcosa la genera la persona che la prova, l'unico ostacolo verso questo tornare a stare bene è la persona. E nient'altro. E nessun altro. Quindi poche chiacchiere, meno lamentele e più fatti. Siate adulti. Crescete e moltiplicatevi.


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Polkan

Utilizzo privato della mia televisione pubblica.

Parte I

E' necessario che, prima che vi scriva ciò che ho da dirvi, vi renda coscienti del fatto che il primo passo verso il fallimento è pensarla come me. Voglio dire: pensarla come me è ok, non fa del male a nessuno, ma a quanto pare non pensarla come me è meglio, perchè le persone che non la pensano come me sono felici (sempre nei limiti di come una persona che non la pensa come me possa mostrare di essere felice), almeno finchè non incontrano me, momento in cui si accorgono che non pensarla come me è potenzialmente un difetto, lo sarebbe di sicuro se anche gli altri si accorgessero che quelle persone la pensano come sè e non come me, solo che anche gli altri la pensano come sè, quindi non come me, quindi evvai, l'hanno fatta franca, però non con me, e allora nasce un bivio: o continuare ad avere rapporti stabili con me oppure no, e la scelta dovrebbe ricadere per il no, eppure avere rapporti stabili con me pare sia piuttosto gratificante, perchè boh, forse rappresento l'immagine di come vorrebbero pensarla se non la pensassero come sè, solo che pensarla come me tra loro non va bene, perchè non è utile, quindi dovranno continuare a pensarla come sè, anche se quando saranno con me si sentiranno in colpa, perchè avrebbero dovuto smetterla di pensarla come sè e pensarla finalmente un pò come me ma non hanno potuto, quindi insomma alla fine: meglio pensarla come tutti se no che figura ci faccio? e poi smettono di avere rapporti stabili con me e poi anche saltuari e poi smettono. E basta. Però la gente sbaglia a convincersi che allontanandosi possa procurare un danno, perchè, insomma: "Se fino ad oggi stavamo insieme e da oggi in poi non stiamo più insieme perchè io mi sono allontanato, ti mancherò, no? Avrai voglia di stare ancora insieme come stavamo insieme fino ad oggi eppure non potrai perchè io mi sarò allontanato, procurandoti volutamente una falla nel tuo organigramma vitale, una falla incolmabile se non dal fatto che io mi ci ripiazzi dentro e la ricomponga colmandola e fino a quel momento, fino a quando non tornerò sui miei passi e mi adagerò con comodo sulla mia falla che io ti ho fatto e che resterà la mia falla per sempre, sentirai la mia mancanza e allora, solo allora, smetterai e potrai essere felice, lo so, è l'unico rimedio, ma io ho scelto così, è stata una scelta dura la mia, che ti credi, che sia stata una decisione presa così, a cuor leggero? No, macchè, ci ho riflettuto tanto e non torno sui miei passi". "Ehm, amore, non ci ho capito molto: hai fallifi-cosa il mio organi-che...?"

La gente si sopravvaluta, dicevo. Pensa che andando via dalla tua vita possa procurarti un danno, non rendendosi conto che l'unico e solo modo che ha per procurare un danno alla tua vita è esserci. Non essendoci non ne ha in alcun modo la possibilità. Non esserci rende impossibile creare un danno. Non si può togliere qualcosa andando via. Al massimo si può togliere qualcosa restando. Restando, essendoci, si può avere l'occasione di danneggare qualcuno o qualcosa, o al limite di migliorarli, uno dei due o entrambi, ma non-restando e non-essendoci: no. Invece la gente si sopravvaluta. Crede che andando via possa procurarti un danno. E se non te lo procura si incazza. Se una persona si allontana dalla tua vita e tu non dedichi una ragionevole quantità di tempo al rimpianto di questa persona e all'osservazione contemplativa della falla organigrammatica che essa, venendo a mancare, ti lascia in eredità, questa persona si incazza, si chiede come possa tu non averci versato neanche una lacrima, come possa tu non esserci stato male neanche un semestre, un mesetto scarso, niente di niente: "Allora non t'interessavo?" - dice - "Ah-ah, allora ho fatto bene ad andarmene, se a te della mia presenza non importava nulla."*

*La gente è fuori di senno.

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Polkan